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mercoledì 15 dicembre 2010

Quanti voltagabbana al Sud e a Napoli. (V. Iurillo, Il Fatto quotidiano, 15.12,10)

“Mi spiace dover dire una cosa che farà male a moltissimi meridionali perbene, e ce ne sono tanti, ma se fate caso tutti i voltagabbana acquistati da B. in questo mercato delle vacche, se si eccettua Calearo, sono tutti meridionali a prova che nel Sud la classe dirigente è la causa di tutte le disgrazie di questa martoriata terra, e purtroppo non si vede uno spiraglio a questa tragedia”. 
Così scrive “Giorgio 2010” tra i commenti al mio discusso e provocatorio post sulle responsabilità della candidatura e dell’elezione nel Pd di Bruno Cesario, decisivo nel salvare il governo Berlusconi. Napoletano, infatti, è il suddetto Cesario (e ribadisco: se D’Alema non avesse optato per l’elezione in Puglia, Cesario ora starebbe a casa). Siciliano è Domenico Scilipoti, il sosia di Danny De Vito fulminato sulla via di Arcore dopo essere stato eletto in Idv nel nome dell’antiberlusconismo. Di origini abruzzesi è l’altro deputato ex dipietrista Antonio Razzi, al quale auguriamo di estinguere presto il mutuo che lo riguarda. 
Di Agerola, tra Napoli e la costiera amalfitana, è il deputato eletto nelle fila dell’Udc Michele Pisacane, famoso per aver fatto eleggere in consiglio regionale la moglie candidata col cognome ‘Pisacane’, che entrò nell’Udc dopo essere stato eletto nell’Udeur e ora esce dal partito di Casini per fondarne un altro, il Pdi, e sostenere il Cavaliere.
E a questo punto faccio un piccolo passo indietro e ricordo che al Senato nel 2008 Prodi cadde per il passaggio nel centrodestra del beneventano Clemente Mastella (che vorrebbe fare il sindaco di Napoli) e dei napoletani Tommaso Barbato e Giuseppe Scalera, ovvero due udeurrini e un margheritino. E poi: di dov’è quel parlamentare, Riccardo Villari, che eletto nel Pd voleva a tutti i costi presiedere la commissione di vigilanza Rai coi voti del Pdl? Ma di Napoli, ovviamente.
Ed ancora: quando pochi mesi fa il pidiellino Stefano Caldoro ha vinto le elezioni regionali ed è diventato Governatore della Campania, ha composto una giunta composta per cinque dodicesimi da politici che fino a poco prima erano organici alla maggioranza di centrosinistra di Antonio Bassolino. Il segnale che ne uscì era chiarissimo: bisogna premiare i cambi di casacca, senza i quali a Napoli nemmeno B. può avere la meglio.
Nomi e cognomi: il vice presidente della giunta regionale Giuseppe De Mita (Udc), ex segretario avellinese del Pd (nipote di Ciriaco De Mita); l’assessore al Personale Pasquale Sommese (Udc), ex vice segretario napoletano del Pd ed ex consigliere regionale della Margherita Pd; l’assessore all’Università Guido Trombetti, che pezzi del Pd avrebbero voluto candidare a Governatore della coalizione di centrosinistra contro Caldoro; l’assessore al Lavoro Severino Nappi (Udeur), ex componente della segreteria napoletana dei Ds; l’assessore all’Avvocatura Ernesto Sica (Pdl), già consigliere regionale della Margherita e organizzatore nella sua Pontecagnano delle feste nazionali del partito di Rutelli, happening politico irrinunciabile per i fans di Ciriaco De Mita e Bassolino (Sica si è poi dimesso ma per note ragioni extrapolitiche).
Vogliamo guardare anche nelle amministrazioni provinciali? Mi fermo a Napoli, perché la nausea inizia a farsi forte, e dico che in presenza di una maggioranza fondata sull’asse Pdl-Udc, quasi mezzo gruppo consiliare del partito di Casini proviene dal Pd o da Idv e uno dei suoi assessori,Pietro Sagristani, era assessore in quota Pd nella precedente giunta di centrosinistra e si è candidato al consiglio provinciale nella lista Udc mentre era ancora assessore democrat in carica: si è dimesso solo dopo aver ufficializzato e firmato la candidatura a sostegno dell’azzurro Luigi Cesaro.
Le degenerazioni del trasformismo in politica sono alcune delle tante questioni meridionali irrisolte? Perché nel Sud i voltagabbana proliferano? E’ sufficiente la spiegazione dell’assenza di un radicato voto d’opinione? E’ plausibile definire i cittadini succubi di politici ai quali implorare piaceri e favori, con l’effetto di creare una banda di cacicchi capace di trasportare ovunque e senza conseguenze il proprio serbatoio elettorale? Non lo so, io faccio il giornalista e non ho gli strumenti e le conoscenze appropriate per dare una risposta alle domande che pongo. Voi cosa ne pensate?

...salvare berlusca MISSION: POSSIBLE!!!

I nostri due eroi salvano il Berlusca: non avrebbero fatto meglio a salvare, prima, Agerola dal declino???

venerdì 3 dicembre 2010

Parentopoli campana, la curiosa storia di Annalisa Vessella “in Pisacane”




In politica è meglio essere o non essere la ‘moglie di’? Questo è il problema. E la risposta della consigliera regionale campana Annalisa Vessella in Pisacane (una volta si diceva così) cambia a seconda del momento. Potremmo chiamarla schizofrenia anagrafico-politica. O se avete altre definizioni, dite pure. Ed è comunque assai curiosa la parabola della signora, eletta nella lista dell’Udc sull’onda del cognome del marito deputato e di una campagna elettorale fatta di manifesti con la scritta “Vota Pisacane” e il volto sorridente di signora serena e soddisfatta. Un cognome che però ora rinnega dettando i comunicati stampa con un semplice ‘Annarita Vessella’. In fondo è bastato poco, un tratto di penna, per cancellare la memoria di un uomo al proprio fianco.Sui manifesti elettorali il nome da sposata appare e scompare a seconda del vento che tira.
La storia è carina e va spiegata dall’inizio. Primissimi mesi del 2010. In Campania si avvicinano le elezioni regionali e sui tabelloni 6 x 3 delle più trafficate strade statali e provinciali del napoletano iniziano a comparire manifesti con la scritta ‘Vota Pisacane’ e il logo dell’Udc. Deve trattarsi – si pensa – del deputato e sindaco di Agerola Michele Pisacane, uomo forte del partito di Casini, politico abituato ai cambi di casacca e all’accumulo di poltrone: nel 2006, quando ancora militava nell’Udeur di Clemente Mastella, per un periodo riuscì a fare contemporaneamente il sindaco, il parlamentare e il capogruppo in Regione, prima di optare per la permanenza a Montecitorio rinunciando allo scranno del parlamentino campano. Ma sui manifesti non c’è una faccia. Il viso sbucherà solo su quelli nuovi e ristampati qualche settimana dopo. Non è, però, quello rotondo e conosciuto di Michele Pisacane. Bensì quello morbido della carneade signora Annalisa. Si scoprirà che si tratta della seconda moglie di Pisacane, rimasto vedovo dal primo matrimonio. Segretaria comunale, 40 anni, dice di essersi appassionata alla politica frequentando l’uomo che diventerà suo marito e al Corriere della Sera dichiara: “Uso il cognome di mio marito, che problema c’è? Mi avvantaggia, non sono stupida. E poi mica la legge lo vieta”. Michele rafforza il concetto ‘tengo famiglia’ in una stupenda intervista a “La Repubblica”: “Se c’è un lavoro da fare e uno fa il salumiere, non credo sia giusto privilegiare la salumeria degli altri”. E comunque la salumeria in campagna elettorale la terrà aperta solo il marito. E’ lui a girare per convegni e comizi a chiedere i voti, mentre la signora sta portando a termine una felice gravidanza che si concluderà due giorni dopo le elezioni. E in casa Pisacane è festa doppia: per il lieto evento e per la trionfale vittoria di Annalisa, eletta in consiglio regionale grazie a 18.194 preferenze.
Poi tra Michele Pisacane e l’Udc i rapporti si raffredderanno fino a interrompersi con la decisione del deputato agerolino di votare la fiducia a Berlusconi. E tra le avvisaglie ci fu la mancata nomina di Annalisa Vessella a una presidenza di commissione consiliare. Che nel poltronificio campano di solito non si nega a nessuno. La signora reagisce con un memorabile colloquio col quotidiano locale Metropolis, affermando all’incredulo cronista: “No, se potessi tornare indietro sui manifesti metterei il mio nome… Presentarmi come la moglie di Pisacane mi ha penalizzato, sono stata mortificata dall’Udc che sta facendo la guerra a mio marito, nell’Udc c’è chi ha avuto due incarichi e a me nemmeno una vice presidenza…”. Fino all’annuncio: “La prossima volta sarò la candidata Vessella”. Conclusioni: il marito ha lasciato l’Udc e ha aderito ai ‘Popolari di Italia Domani’, la nuova formazione del centro destra che verrà presentata sabato a Napoli. Indovinate a quale partito si è iscritta la moglie? Nei ‘Popolari di Italia Domani’. Lo abbiamo appreso da un comunicato dell’ufficio stampa del consiglio regionale. Nell’oggetto dell’email si legge ‘Consigliere Annalisa Vessella’. E basta.

giovedì 2 dicembre 2010

Purtroppo siamo ultimi in Italia e... non solo in Italia

Autorevoli istituti di ricerca economica finanziaria parlano di noi:

"Inoltre, nelle capitali degli stati baltici, il potere di acquisto è al di sopra della media nazionale - a Vilnius, in Lituania, di quasi il 30% e a Riga, in Lettonia, di circa il 25%. I residenti qui hanno più soldi di quelli di Agerola, il comune italiano con il potere d'acquisto più debole, che è quasi due terzi  sotto la media nazionale"